Un pensiero è solo un pensiero, non può far male. Un ricordo si, se glielo permetti.
Catching Elephant is a theme by Andy Taylor
Anni fa, ho subito un intervento chirurgico a una mano, tra palmo e polso. Per due settimane non ho potuto usare la mano. In quel periodo, vivevo col mio ex e due ragazze. Ovviamente, nessuno dei tre era disposto ad aiutarmi, a darmi letteralmente una mano. Passavo buona parte della giornata ad ingegnarmi. Come fare la doccia? Ed ecco una busta di plastica intorno alla mano, tirata su fino a metà braccio, saldamente bloccata con dello spago, legato con l’ausilio dei denti e della bocca. Come fare la spesa? Ed eccomi indossare un cinque tasche, soldi nella tasca grande, chiavi in quella piccola, entrambi sullo stesso lato, per poterle prendere agevolmente senza rischiare di perdere niente. Come mangiare? Ecco. Questo è stato un grande problema. Avrei anche potuto inventare qualcosa, un metodo per cucinare, ma rimaneva il problema di lavare i piatti. E dovevo farlo per forza, non mi era concesso lasciarli sporchi. La sera, quando tornava da lavoro, il mio ex preparava qualcosa per entrambi. Il che vuol dire che, il più delle volte, si finiva a mangiare toast o panini. A pranzo non mangiavo nulla. Quindici giorni così. Poi, finalmente, sono andata in ospedale per togliere i punti. Purtroppo, la carne intorno alla ferita si era molto gonfiata e i punti sembravano quasi risucchiati nella mano. Nonostante queste cose le abbia viste fare sempre dagli infermieri, quel giorno c’era il medico. Pinzetta in una mano e lametta nell’altra. Afferra il filo del primo punto, lo tira il più possibile verso l’alto e con la lametta cerca di tagliarlo piano. Zack. Mi si apre un po’ la ferita e la lama mi incide la carne. Secondo punto, stessa storia. E così per tutti e cinque i punti di sutura. C’era più sangue sulla mia mano in quel momento che durante l’intervento. Ricordo ancora il dolore atroce che ho sentito. Ricordo ancora il medico che mi fa i complimenti per la resistenza al dolore, guardandomi sbalordito. Ricordo ancora il dolore della medicazione e il bendaggio. Poi sono svenuta. Così, senza fare un fiato, senza dire niente. Mi sono accasciata sulla sedia, senza neanche cadere. Senza troppe storie, per non disturbare. Oggi mi è tornato in mente. Mi è tornato in mente che non ho mai conosciuto altro modo per affrontare il dolore, che fosse del corpo o dell’anima. Non ho mai fatto un fiato, non ho mai detto niente. Per non disturbare. E poi, all’improvviso, non esistevo più.