Un pensiero è solo un pensiero, non può far male. Un ricordo si, se glielo permetti.

 

Scarpette blu

Non sempre tornare a casa era piacevole. A volte la giornata era stata così faticosa che non riusciva a ritrovare subito la pace e la serenità. E non voleva sentire il peso dei problemi, delle preoccupazioni. Non quando era a casa. Quello che gli piaceva davvero, arrivando tra quelle quattro mura, era togliersi le scarpe e mettersi comodo. Le posava accanto al letto, per ritrovarle subito la mattina dopo. E, insieme alle scarpe, lasciava anche il lavoro, come un calzino sporco. Un calzino che gli sarebbe toccato indossare di nuovo all’alba. Non ne aveva altri e, per quanto non gli piacesse, aveva delle responsabilità e non poteva lasciar perdere tutto. Quella sera tornare a casa era più difficile del solito. Sapeva che lei lo aspettava. Le aveva promesso quelle graziose scarpette blu col fiocco che avevano visto qualche giorno prima, mentre erano per strada insieme. Per tre giorni aveva lavorato sodo, accumulando ore di lavoro straordinario. La amava e voleva saperla felice. Alcuni dicevano che non era quello il modo per renderla felice. Dicevano che così la viziava e basta, senza insegnarle il senso di responsabilità. Lui si giustificava sempre dicendo che, in fondo, le faceva solo regali utili. Aveva bisogno delle scarpe. Ma sapeva bene che quello era l’unico modo in cui riusciva a dimostrarle l’affetto smisurato che provava. Quando era piccola, la prendeva in braccio e la ricopriva di baci. Gli piaceva, sentiva forte il bisogno di farlo e, ogni volta, provava un’emozione indescrivibile. Ma ora era cresciuta e, anche se lui era suo padre, non stava bene avere degli atteggiamenti così espansivi. C’erano stati dei ritardi nei pagamenti, il che significava che non aveva potuto prendere le scarpe. Cosa avrebbe pensato di lui la sua bambina? Avrebbe continuato a volergli bene? Questi erano i pensieri che lo accompagnavano verso casa. Aprì la porta e, quasi nello stesso momento, sentì dei piccoli passi veloci lungo le scale. Riconobbe il rumore della gomma delle ciabattine sulle scale di legno, il frusciare leggero del vestitino. Scendeva giù veloce. Cosa le avrebbe detto? Non ebbe il tempo di pensarci. Se la ritrovò davanti, con le labbra serie e un punto interrogativo negli occhi. La verità, ecco cosa le avrebbe detto. Non aveva potuto, non era dipeso da lui. La bambina lo guardò per un lungo istante, la testa leggermente reclinata. E il suo viso cambiò espressione. Sorrise, di un sorriso largo che le prendeva gli occhi e la bocca, sollevandole un po’ le guance. Fece due passi verso di lui e gli gettò le braccia al collo. In quel momento, lui sentì le gambe che gli si scioglievano, insieme al cuore e alle sue preoccupazioni. Si ritrovò a pensare che, forse, poteva ancora stringerla tra le braccia. Forse, era quello ciò di cui aveva veramente bisogno. E si sentì più sereno.

(Foto di Coqbaroque)

  1. misantropo ha rebloggato questo post da coqbaroque
  2. yoruichi ha rebloggato questo post da coqbaroque
  3. coqbaroque ha rebloggato questo post da queenofgodless
  4. postato da queenofgodless