Un pensiero è solo un pensiero, non può far male. Un ricordo sì, se glielo permetti.

 

Il difficile non è raggiungere qualcosa, è liberarsi dalla condizione in cui si è.

Marguerite Duras “L’amante”

La letteratura conferisce alla disperazione il complesso sapore dell’ironia e la bellezza della tragedia.

Hillman “Il codice dell’anima”

Come quando ho paura di volare via, lontano, e mi tengo, mi aggrappo, con tutte le mie forze. Ma niente sembra abbastanza solido e forte da potermi tenere. E allora chiudo gli occhi e canto.

Vi furono sere in cui mi credetti tanto sicuro di poterla dimenticare, che la ricordavo di mia volontà. Invero, abusai di quei momenti; dar loro inizio era più facile che por loro fine.

Borges “L’Aleph”

Lucio Dalla - Quale allegria

Colazione

Non ho mai fatto colazione in vita mia. Ora la faccio tutti i giorni, yogurt bianco e cereali. A mezzanotte. Crunch. E tra il muesli e i denti schiaccio il pensiero della giornata appena trascorsa. Cranch. Tra i pezzi di cioccolato e la cremosità amalgamo un po’ di cose successe, ché possano trovare il loro posto nella mia mente. Crunch. Tra un pezzo di frutta secca e un croccante fiocco d’avena mordo un po’ di pensieri tristi e negativi, a volte malinconici. Un altro cucchiaio e un altro pensiero, uno dopo l’altro. Per quel collega che mi ha reso la vita difficile e mi ha fatto incazzare. Per quel lavoro che non so come portare avanti ed è ormai un chiodo fisso. Per quell’amico sempre impegnato che vorrei riuscire a vedere. Per i progetti futuri, a volte così fragili che sembrano non potercela fare. Per le emozioni, a volte così forti da scoppiare, altre così piccole da doverle cercare. Per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Per gli amori incompiuti e i sogni smarriti. Uno dopo l’altro, schiaccio i miei pensieri. Dicono che non si dovrebbe andare a dormire con la pancia piena e pesante. Dicono che faccia male. Ma vuoi mettere andare a dormire con la testa vuota e leggera?

Ricorda solo questo: se un uccellino trasportasse ogni granello di sabbia, uno alla volta, da questa all’altra parte dell’oceano, nel momento in cui li avesse trasportati tutti sull’altra sponda, quello sarebbe solo l’inizio dell’eternità. Perciò soffiati il naso.

Truman Capote “A sangue freddo”